A Confronto Con i Grandi

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Campionati Itliani Master - CastelGandolfo

testo di: Gianni Di Antonio


ImageLa preparazione atletica per l’anno agonistico era cominciata un pò in sordina, pochissimo tempo per gli allernamenti a causa di troppi impegni di lavoro non erano certo la giusta premessa per affrontare la stagione del calendario agonistico 2006

Poi le cose sono via via cambiate, permettendomi più  tempo libero, le giornate
primaverili hanno cominciato a farsi largo fra il grigiore invernale e lentamente si è fatta risentire la voglia di inziare ad allenarsi in canoa.

Reduci da un secondo posto conquistato l’anno scorso, e certi di poter fare meglio, Maurizio,

il mio “capo barca" ed Io, abbiamo ripreso da dove eravamo rimasti...
E incredibile, a distanza di soli sei mesi,senza allenarsi, era come se non fossimo mai scesi dalla canoa, raggiungendo livelli e tempi soddisfacenti in meno di un mese!

Inoltre la vicinanza alla gara di fondo 5000 del lago Santarini, organizzzata dal nostro canoa club il 30 aprile scorso, ci ha spronato a ripetere gli allenamenti due volte al giorno per tre uscite settimanali, improntati sulla distanza e la resistenza tale da permetterci di conquistare il primo posto in 20 minuti!

Galvanizzato da questo successo, il mio capo barca Maurizio,  dal podio della Santarini lake ha decretato:<< ora possiamo sfidare "I Grandi">>
 
<<parteciperemo ai Campionati Italiani Master a CastelGandolfo "Terra di Papi"!!!>>

<<davvero?>>

<<dai... almeno ci abbiamo provato. Se poi vanno Gigi e Ugo, possiamo andare anche noi!>>

Decidiamo quindi di provarci! Mancavano ancora tre mesi, il tempo di allenarsi c’era.

Cominciano i veri allenamenti, quelli tosti, fatti di tabelle, schemi, alternando ore di barca. a esecizi ginnici, intensificando quelli per la resistenza aerobica

da ridurci come due che avevano appena attraversato il Shaara a piedi! E gli scatti brevi senza respirare fino a coprire i 50mt in un sol respiro!

I 90 giorni più massacranti della mia vita! Eppure, trascorsi in un lampo!

l'avvicinarsi del giorno della gara aumentava in noi la consapevolezza di doversi confrontare veramente con i “Grandi” della canoa, nel rinomato
campo di di gara situato nella splendida cornice che aveva dato tanto lustro alla nostra disciplina alle olimpiadi del 1960. a CastelGandolfo

Il primo week-end di agosto, con la macchina carica di armi e bagagli, siamo partiti alla volta di Roma in una splendita giornata di sole, accompagnati da una benefica brezza proveniente da nord

Maurizio, Ugo, Gigi e Filippo, ed Io, cinque atleti pieni di orgoglio per i colori del nostro canoa club, con qualche speranza di discreti risultati, ma soprattutto con tanta voglia di divertirsi.

Io mi sentivo un pò a disagio per i timori dell'imminente gara che si riversavano con lunghi brontolii nello stomaco, a differenza di loro che da tempo hanno superato
"l'ansia da gara..." che colpisce di solito i novelli agonisti.
Non vi dico poi alla sola vista del lago con le corsie di gara allineate come dei binari, a quando erano arrivate le mie palpitazioni, meno male che le gare inziziavano il giorno dopo, dandomi tutto il tempo per somatizzare la tensione.
La mattina seguente, sveglia di buon ora, colazione leggera ma mirata, e poco dopo arrivo al lago.

ImageLo spettacolo che si e mostrato ai nostri occhi era da mozzafiato, come osservare un dipinto!
Un acquerello con le sue tenue tinte riflesse, in contrasto con un un blù intenso a tratti color cobalto, centinaia di kayak colorati riempivano il lago silenziosi scivolavono sospesi sull'acqua, come se veramente un pittore li avesse disposti in maniera casuale sulla sua tela.
Sono rimasto affascinato da quanta gente risaliva il pendio per avere una visione dall'alto e godere di questa sensazione come a voler fermare quest'immaggine nella memoria


Nomi più o meno blasonati della disciplina olimpica, spettatori, arbitri, giudici, voci al megafono che illustravano la manifestazione ai presenti, tutto un insieme di cose che non facevano altro che aumentare la tensione in mè.

Ma ormai i giochi erano fatti, in quel lago, con quel kayak, ci dovevo essere anche io. Sarei voluto fuggire, nascondermi, ma dovevo dimostrare a me stesso e al mio coach, che ce la potevo fare, che tutto l’impegno messo nelle settimane precedenti, non doveva essere solo tempo perso.
Solo una cosa non era allenata in me: la mente, alla tensione dei minuti precedenti il via della prima gara, quella dei 500mt, stava prendendo il sopravvento, e già all’allineamento delle canoe, mi sentivo come se avessi già corso: spossato, maledettamente stanco, confuso…risultato? Crollo fisico-mentale alla boa dei 400mt, con il povero Maurizio costretto a pagaiare per due, e io terribilmente amareggiato per l’accaduto, da non poter capire cosa veramente mi fosse successo eppure tutto ciò ha un nome scentifico! "Ansia da prestazione"!!!


Con gli occhi gonfi di lacrime, siamo tornati al pontile di partenza, Maury che continuava a rincuorarmi, io che avrei voluto gettare tutto in mezzo al lago e andarmene!


Ma non si poteva, di lì a poche ore ci aspettava un’altra competizione: i 1000mt… Un po’ di pasta in bianco, qualche ora di dormiveglia, ed ecco di nuovo giunto il momento di risalire in canoa, questa volta un po’ meno emozionato, conscio dell’idea che comunque c’ero... che anche io avevo l’opportunità di partecipare a una competizione di così alto livello.

Bella gara la successiva, buona la partenza, discreto l’arrivo, con il tempo migliorato rispetto agli allenamenti.

Il giorno dopo ci apettava la competizione più dura,Fondo 5000mt… la stessa che ci aveva visto protagonisti nel nostro campo di regata, la gara per la quale eravamo forse più allenati non sò se l’atmosfera del luogo oramai a noi familiare, ma mi sentivamo veramente bene, mi ero ambientato... facendo svanire come per incanto tutte le tensioni che mi avevano accompagnate fin dalla partenza,

Convinti di poter dire la nostra anche nel luogo del culto della canoa Italiana, siamo scesi in acqua con determinazione
un po’ di riscaldamento, qualche ripasso circa gli schemi da adottare per “non morire”, e…via!
La partenza un po’ a rilento, complice anche il kayak non propriamente all’avanguardia, ma via via in crescendo, per poi stabilirci alla nostra velocità di crociera, con i primi, quelli forti, lì davanti a pochi metri, sicuramente non raggiungibili, ma neanche che si fossero mai allontanti al punto di perderli! Bene, anzi ottimo, non tanto per il terzo posto, quanto per il tempo impiegato a coprire suddetta distanza: un minuto meno rispetto alla prestazione che ci aveva regalato il titolo regionale! Caspita! Complimenti! Ma allora il duro lavoro dei giorni precedenti era servito a qualche cosa!Image

Questa volta i miei occhi erano gonfi di lacrime per l’emozione di salire sul podio assieme al mio compagno, colui che ha dedicato il suo tempo a me, che ha rinunciato alla famiglia per perseguire un risultato dove anche io avrei dovuto fare la mia parte. Volevo urlare la mia gioia, ma nessuno mi avrebbe dato ascolto, ho abbracciato forte Maurizio, ringraziandolo con

addosso la mia medaglia, la prima a livello nazionale.

Hei! Ma non eravamo mica soli! E' già, perchè i nostri compagni di avventura avevano a loro volta fatto la loro figura: i vari quarti posto di Filippo, e i tre podi conquistati da Gigi e Ugo, non erano certo da sottovalutare! Grandi! Con la macchina piena di medaglie, abbiamo ripreso la via di casa, un ritorno fatto di guida, di gioia e di speranze: quella di avere intrapreso un’avventura che segnasse solo l’inizio di centinaia di giornate simili a quelle appena trascorsa... annoverandole negli annali del Canoa Club Rimini 

 


Gianni.