Fatiche e lacrime da campioni: l'anima umana dei giochi di Pechino


Lo sport ha le sue leggi umane quindi fallibili, a volta ingiuste... per questo ci si affida alla tecnologia delle macchine! -skar- A 44 anni Josefa Idem Sefi per gli amici, ha conquistato a Pechino con il 2° posto nella finale canoa k1 500 metri la sua quinta medaglia olimpica. Fatica sudore e lacrime... Sono i tre ingredienti che di solito dovrebbero premiare gli sforzi di un atleta dinanzi all'impresa olimpica. A volte la fatica e il sudore messi in un lavoro quotidiano di 1460 giorni, tanti separono da un'Olimpiade dall'altra, non bastano e vengono vanificati da un movimento di troppo, un gesto non visto dai giudici di gara, una frazione di secondi rilevata dal cronometro impassibile che cala come una mannaia sull'anima dell'atleta. Un podio bellissimo ma beffardo: l'azzurra Josefa Idem ha perso l'oro dall'ucraina Osypenko per soli 4 millesimi Ma questi sono quattro millesimi di gioia, non di amarezza" dice il marito e allenatore di Josefa, Guglielmo Guerrini
Per noi amici del Canoa Club Rimini e una gioia che condividiamo e che riflette il sorriso in questo argento con l'auspicio che possa riflettersi in una nuova medaglia all'ombra del Big Ben 2012 Quattro anni di sacrifici e fatiche gettate via al vento inquinato di Pechino è il primo pensiero che coglie l'atleta che torna sconfitto. E subito dopo subentra la paura che quella persa possa essere l'ultima grande occasione della vita. Un idea che ha sfiorato per un attimo il nostro Antonio Rossi portabandiera azzurro dopo il quarto posto nella finale k4, aveva detto basta! Ma a mente fredda ci ha ripensato: a Londra 2012 vuole esserci anche se avra 43 anni. Sul bus rosso di London City potremmo trovare sicuramente la nostra Sefi la nostra "signora delle acque". Perchè forse dopo 7 olimpiadi e 5 medaglie olimpiche conquistate non ha ancora finito di stupire il mondo, specie quando è a bordo di una canoa. Forza di volontà e talento da fuoriclasse quello della nostra Josefa Idem, che sorride anche quando il cronista gli fa notare che ha perso l'oro per soli 4 millesimi.
- "Quattro millesimi? Cavolo... ostia... non ho visto niente. Non mi ricordo niente, mi spiace per quei 4 millesimi.. È mancato un pizzico di fortuna. Sono contenta, uno per quattro millesimi può vincere o perdere. Altre volte sono riuscita a fare l'impossibile, mettendo la mia punta di un soffio alle altre. A volte va di lusso a me, a volte agli altri"
- Però è lecito chiedersi: davvero è giusto arrivare ai millesimi? E perchè non è la stessa cosa in altre discipline? Perchè nei 200 metri femminili nell'atletica ci si ferma al centesimo e si assegnano due medaglie d'oro ex aequo?  Ci sono cose più importanti di un oro sfumato nell'esistenza di un uomo, l'esempio è proprio in questa trascorsa Olimpiade.
Lo sa bene il nuotatore olandese Maarten van der Weijden il primo atleta a vincere un oro olimpico nella 10 km di fondo dopo aver sconfitto il peggiore degli avversari, la leucemia.
Dorate anche le lacrime di gioia come quelle del "gigante buono" tedesco, il re del sollevamento pesi Matthias Steiner che si è presentato sul podio mostrando la foto della sua Anna scomparsa un anno fa.
 Voglia di riscatto da una vita difficile cominciata nella miseria come quella della "zarina" Elena Isinbayeva, la ragazza con l'asta che salta 5 metri e cinque sotto il cielo. Si può toccare il cielo cielo con un dito, superare i propri limiti e sentirsi "Superman" per un giorno come l'azzurro della marcia Alex Schwazer 50 km d'oro.
È quando si scende dal podio e ci si ritrova con i piedi per terra, che si sente tutto il il peso di stare su questa terra e degli sforzi e sacrifici che bisogna fare, una terra che non regala mai nulla senza prima aver dato fatica e sudore: l'importanza di partecipare e vincere, ma restando umani in un mondo che ormai reclama soltanto fenomeni. - non è la voglia di protagonismo che fa muovere un atleta ma sudore, fatica e lacrime! -skar-
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