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"... Per Venezia e per San Marco ..." testo di Gigi Pompili
La Vogalonga vista da un riminese. Un grido di allarme per la difesa della laguna e la lotta al moto ondoso.
Dal punto di vista morfologico, di lagune sulla Terra ce ne sono molte, ma quella di Venezia, purtroppo, non lo è più. E’ diventata una singolarità ambientale, che va oculatamente gestita e controllata al fine di conservare il più possibile i caratteri che rappresentano il contesto fisico e geo-morfologico nel quale il sistema urbano della laguna veneta a Nord e Sud si è sviluppato. La Vogalonga è una testimonianza che noi rematori vogliamo proporre al mondo per tornare a praticare la laguna con mezzi che erano stati usati per secoli, per manifestare e chiedere la tutela dell’ambiente lagunare nella sua totalità.
E’ chiaro che il centro urbano di Venezia, così come gli insediamenti insulari da Murano a Burano, dal Cavallino a Pallestrina e Chioggia, non sono stati costruiti per un ambiente marittimo ma per le tranquille acque di una laguna. Per quanto sia sempre minore il numero degli abitanti originari della Venezia insulare, questi sono scesi in laguna per popolarla e viverla e non è chiaramente possibile che vadano tutti in barca a remi od a vela. Altrettanto vero è, però, che l’utilizzo indiscriminato dei motori finirà per distruggere i valori storici, archeologici, architettonici, urbani e naturali di questo incomparabile ecosistema lagunare. Esistono ordinanze delle autorità competenti che vietano la navigazione nel percorso della Vogalonga; perché allora ogni anno nella Scomenzera San Giacomo, fra Murano e Burano, si vedono teorie di barche a motore che fiancheggiano chi rema? Una riflessione sul tema del moto ondoso s’impone con forza. Ed è così che in un bel giorno di primavera, sereno il cielo, tiepido il vento, assieme ad altri amici del Canoa Club Rimini mi trovo a Venezia nel Canal Grande.
La partenza viene data in Bacino San Marco alle 9 del mattino con l'ormai classico colpo di cannone seguito dall'alza remi e dal grido "Per Venezia e per San Marco". Oltre 4000 vogatori si mettono in moto. Il percorso è quello solito che abbiamo ripetuto tante volte negli anni precedenti. Lasciato il bacino San Marco, costeggiamo la Certosa e le Vignole per imboccare il canale Passaora, lungo S.Erasmo. Lasciata a sinistra San Francesco del deserto, il serpentone di gondole, mascarene, canoe, kayaks, yole, sandolini, caorline e di tante altre imbarcazioni tutte rigorosamente a remi, toccherà Burano e poi Mazzorbo; qui siamo a circa metà maratona remiera ed in molti facciamo una sosta per rifocillarci e riposare un momento. Da qui, sfiorando San Giacomo in palude, ci dirigiamo verso Murano attraversando tutta la Laguna Nord. La Laguna è un mare basso da cui emerge di tutto: la pianta, il filare di briccole che indicano i percorsi dei battelli, i capanni dei pescatori alti sulle palafitte con le loro bilance sghembe, alla guisa di un fiocco che adorna l’orecchio di una fanciulla. Lambiamo la diga naturale che separa la Laguna dall’Adriatico ed ogni tanto ci raggiunge un dolce moto ondoso. Prima di entrare nel Canale di San Marco il fondale si alza ed in diversi punti l’acqua è bassa anche per un kayak. Allora si deve fare i conti con la diversa natura dell’acqua e si procede solo a forza di braccia. La pagaiata si fa più lenta, i discorsi si fanno più radi, ma c’è un contatto più diretto con gli uomini. Li vediamo pescare, asciugare le reti su fazzoletti di terra, calatafare scafi capovolti in cantieri improvvisati, ricordi di gesti di gente di mare…suoni antichi! Ma non c’è tempo per i ricordi perché stiamo per raggiungere il Rio di Cannaregio addobbato a festa e con un ulteriore sforzo, tra due ali di folla festante, affrontiamo la passerella del Canal Grande, alla cui fine in Punta della Dogana si trova il traguardo. Come premio per aver partecipato a questa bellissima manifestazione remiera, ci riempiamo gli occhi di prospettive intraviste tra i canali, notiamo particolari e dettagli di stile architettonico unici al mondo che solitamente sfuggono viaggiando in vaporetto. Certo, il vero compenso è l’avere partecipato alla Vogalonga ed avere fornito un contributo alla difesa della città.contro il moto ondoso.
Eppure c’è un “inspiegabile mistero”: proprio nessuno riesce a capire perché davanti a Punta della Salute tutti i partecipanti alla maratona remiera debbano subire all’arrivo quel maremoto causato dai lancioni e dai vaporetti Quindi un’ultima considerazione: noi tutti manifestiamo contro le barche a motore, ma sicuramente c’è qualche buco nei controlli perché l’ordinanza del Sindaco vieta di produrre moto ondoso laddove ci sono tante barche a remi. Ma non basta fermare i naviganti dieci metri prima di una barchetta, perché le onde camminano; perciò, affinché non ci siano onde a Punta della Salute, forse bisogna controllare il Canale della Giudecca ed il bacino di S. Marco. O no??
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